ASS. GILMOZZI: PUNTI NASCITA, L’UPT DIFENDE IL POLICENTRISMO

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FONTE: Quotidiano CORRIERE DEL TRENTINO del 26 luglio 2015

Nell’editoriale di oggi sul Corriere del Trentino il professor Franco Rella, usa le immagini della mitologia greca per descrivere la posizione del mio partito nel dibattito sulla sanità del Trentino. Quasi che l’UPT, ammesso come il dio minore Pan nell’ “Olimpo” della coalizione che governa il Trentino, neghi la Verità rivelata dai sapienti, per una dozzinale manciata di voti, per un po’ di consenso elettorale.

Lo dico con ironia, ma la questione, prima che diventi un luogo comune, va chiarita. Parto proprio dalla storia democratica ed istituzionale del mondo greco e latino, per sottolineare come quella cultura, decisamente centralista, condizioni  ancora oggi molte forme di organizzazione istituzionale e molte riforme della pubblica amministrazione, da cui spesso la nostra Autonomia deve difendersi. Il cosiddetto “modello mediterraneo”, descrive una impostazione di città centripeta, che tende cioè ad accentrare su di se tutti i poteri, gli uffici, l’erogazione dei servizi pubblici e le opportunità di lavoro. Il suo intorno  funge spesso da dormitorio, da periferia. Così è stato nelle città industriali del secolo scorso ed ancor più stringenti saranno gli assetti delle città metropolitane prefigurate dall’attuale riforma nazionale. Così sta succedendo in molte riforme dello Stato se non per competenza, per sottrazione di risorse, per tagli lineari.

A questo modello istituzionale, si contrappongono altre forme di organizzazione pubblica, come quelle federaliste ad esempio. Una di queste forme è anche il modello socio economico istituzionale con cui il Trentino si governa da secoli. Il modello alpino. Un  modello centrifugo e solidale in cui la città si fa carico di essere al servizio della periferia. Un modello di decentramento istituzionale di servizi sanitari, scolastici, culturali e di mobilità, che garantisce una diffusa qualità della vita, essenziale, insieme al lavoro, perché la nostra gente, i nostri giovani, possano decidere di vivere a casa loro anche nelle aree più decentrate. Decidere non esservi costretti. Ecco, avere  una montagna popolata e custodita capace di  trarre reddito e nel contempo tutelare  il grande patrimonio ambientale e culturale delle Alpi, dovrebbe essere un obbiettivo strategico non solo delle Regioni alpine, ma dell’Europa, dell’Italia.

Conseguentemente, la necessità che anche le politiche sanitarie siano orientate all’obbiettivo dell’avvicinamento dei servizi al territorio, in un ottica di qualità, di responsabilità ed appropriatezza di cura, ma anche  di un equa accessibilità  alle prestazioni sanitarie. Che cos’è il principio di sussidiarietà responsabile se non fare in modo che resti decentrato sul territorio tutto ciò che è possibile mantenere o implementare a livello locale, assicurando livelli organizzativi efficienti e sicuri,  in una logica di rete con le strutture centrali, di flessibilità, di progressività?

A questa discussione abbiamo portato proposte ed esempi concreti; aperto il confronto con altre positive esperienze dell’arco alpino e dei Paesi del Nord Europa. L’azione di sensibilizzazione che, anche a supporto del Presidente Rossi, stiamo portando avanti a livello nazionale con il Presidente dell’UNCEM Borghi, vede coinvolti parlamentari ed amministratori di tutti i partiti, con l’obbiettivo comune di costruire standard sanitari che aggiungano all’importante tema dei rischi professionali, anche quelli dei cittadini che vivono in particolari condizioni orografiche o a distanze disagevoli.

Ecco cosa difende l’UPT. Difende questa visione di Trentino, di Autonomia, di territorio alpino. Un Trentino policentrico che usa le sue prerogative autonomistiche, per cercare le soluzioni più appropriate per il suo territorio, consapevole di essere in un contesto nazionale  ed europeo a cui partecipa con impegno e senso di responsabilità. Un Trentino che imposti il suo modello di sviluppo socio economico su un rapporto solidale e di cooperazione tra aree urbane e le valli, tra corpi sociali, forme di cooperazione e d’impresa, nella più vasta cultura delle Città Alpine, senza sentire il bisogno di omologarsi a tutti i costi ai modelli Metropolitani con cui è giusto confrontarsi e collaborare ma che non ci appartengono. Se cediamo sulla sanità, in poco tempo verrà giù tutto il resto e dell’autonomia resterà ben poco.

Trento, 25 luglio 2015