CONS. DE GODENZ: CONSULTA, PIU’ PROTAGONISTI DELL’ AUTONOMIA

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La Consulta per la riforma dello Statuto di autonomia del Trentino Alto Adige lavora con impegno e costanza ammirabili dallo scorso settembre.
Inizialmente molta attenzione era stata riservata alla scelta della Provincia di istituzionalizzare un processo di riforma coinvolgendo, attraverso la nomina e l’elezione di rappresentanti, gran parte della società trentina.
Il fallimento del referendum dello scorso 4 dicembre, inutile negarlo, ha però raffreddato di molto gli entusiasmi e addirittura si è cominciato a parlare della Consulta in termini negativi, passando dalla necessità di fare in fretta per concordare con lo Stato quell’intesa che avrebbe messo al sicuro la nostra autonomia – azione che avremo dovuto svolgere, bene e in fretta, qualora il SI’ avesse prevalso – alla necessità di rallentare e “mettere tutto in un cassetto”. Dopo il trionfo del NO infatti, è emersa la paura di vedersi addirittura levare l’autonomia da un governo e da dei parlamentari che, dopo la caduta di Renzi (ma ad essere sinceri, anche prima) non vedono – a parte i nostri parlamentari eletti e poche eccezioni – la nostra autonomia speciale in modo favorevole ma, anzi, la considerano un obsoleto privilegio da estirpare.
E allora credo sia necessario dire che il lavoro della Consulta, ancor di più dopo il flop referendario, debba essere tenuto in considerazione e possa essere utile per aiutare tutta la società – a partire dalla politica – a riflettere seriamente sulla valenze dell’autonomia oggi e sui possibili modi per continuare a renderla, ancora – come è da secoli – un modo diverso e virtuoso di percepire, vivere e governare il territorio.
Come cittadino trentino ho la fortuna e il privilegio di essere nato e vivere in Valle di Fiemme, terra d’autonomia per eccellenza.
Partecipare, alcuni giorni fa a Cavalese, alla prima riunione organizzata dalla Consulta per presentare alla popolazione trentina il documento preliminare contenente le indicazioni per l’avvio del processo di riforma e vedere la sala piena di persone, amministratori, membri di associazioni, studenti, cittadine e cittadini interessati e pronti a fornire spunti concreti e innovativi, mi ha confermato quanto sia necessario, oggi, parlare di autonomia e rimodellare lo Statuto in modo che possa rappresentare cosa il Trentino è diventato, come si è evoluto dal 1948 ad oggi e, fondamentale, come sarà il Trentino autonomo del 2040.
Proprio a partire dalle esperienze che qui sono nate ormai mille anni fa e ancora permangono, infatti – La Magnifica, la Regola feudale e, in altre valli, le Regole di Spinale e Manez, Le Consortele di Rabbi, le ASUC e tutti gli enti consuetudinari – possiamo capire quanto sia importante per una valle, e soprattutto per i suoi cittadini, disporre delle risorse e del potenziale che un territorio può esprimere. E questo è un fatto estremamente attuale, soprattutto se pensiamo alle modifiche istituzionali e di gestione dei servizi che stanno interessando la nostra Provincia: valga, su tutti, il discorso legato alla sanità, ai punti nascita e ai servizi medico assistenziali. Pertanto, ringraziando tutti i membri della Consulta per il lavoro che stanno facendo, mi sento, da cittadino interessato al futuro della nostra autonomia ma anche da amministratore provinciale, di richiedere a loro di fare ogni sforzo per far sì che, nel documento che stanno approntando, gli amministratori – nel loro ruolo di rappresentanti dei cittadini – i comuni e le comunità di valle possano contare di più all’interno del sistema Provincia autonoma e possano quindi essere più incisivi nelle scelte che li riguardano. Mi riferisco alla possibilità – e qui il mio pensiero torna all’ esempio importantissimo per Fiemme e Fassa, ma non solo, della questione ospedale e punto nascita – di poter indicare soluzioni e compartecipare nella gestione delle scelte fondamentali: il lavoro, la salute, l’assistenza, la gestione economica – e in essa, perché no, il turismo – vero volano e fonte di sostentamento e possibile benessere per tutto il Trentino. (considerando, ad esempio, un’autonomia dei singoli territori nel proporre quote diversificate della tassa di soggiorno).
Possiamo dire con orgoglio che il Trentino ha dimostrato, spesso a tutta Italia, di poter essere laboratorio virtuoso e uno dei grandi risultati raggiunti, fino ad oggi, è stato quello di avere mantenuto le persone a vivere nelle valli. Oggi corriamo il rischio, se non ci muoviamo in ogni modo possibile, di vedere le nostre amate comunità valligiane trentine svuotarsi e i nostri figli partire per non tornare più se non, forse, per una breve vacanza.
Non possiamo e non dobbiamo permetterlo. Per questo la Consulta oggi serve più che mai e serve che nello Statuto vengano inseriti elementi atti a facilitare il protagonismo territoriale e a fare in modo che tutte le comunità trentine, dalla più centrale alla più periferica, possano sentirsi, ed essere, ascoltate e tutelate. E’ necessario che istituzioni, enti locali e cittadini lavorino insieme, ognuno per la sua parte, ma con coraggio e con un orizzonte comune, affinché il “sistema Trentino” rimanga un’esperienza vincente e attuale.

cons. Pietro De Godenz – Unione per il Trentino

FONTE: Quotidiano L’ ADIGE del 12 aprile 2017