CONS. DE GODENZ: VALDASTICO SOLO SE CONDIVISA E UTILE AL TRENTINO

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replica alle dichiarazioni del cons. De Gasperi

Ciclicamente ritorna in auge la Valdastico, divenuta negli anni, e ormai sono più di trenta, un vero campo di scontro politico e sociale.
Basta nominarla e gli animi, giustamente, si scaldano, date le molte e importanti implicazioni in gioco – economiche, certo ma anche e soprattutto ambientali e strategiche dal punto di vista viabilistico – dando adito a proposte – poche – e polemiche – molto più spesso.
Da cittadino e consigliere provinciale mi permetto di tornare su quanto espresso in passato, invitando nuovamente tutti gli attori in gioco alla prudenza e al reciproco rispetto. Ebbi occasione di scriverlo anche in un mio pezzo del 2019 – rispetto è davvero, a mio avviso, la parola chiave per affrontare al meglio questa e altre questioni le quali sono molto complesse e meritano i dovuti approfondimenti. Un rispetto che va dato in primis alle cittadine e ai cittadini – che per anni subiranno le conseguenze, positive e negative, di quanto verrà scelto – senza scordare gli amministratori locali e, ultimo ma non per importanza, il rispetto per la nostra autonomia speciale e le sue peculiarità.
Non stiamo parlando di una strada che riguarda solo coloro i quali potrebbero venire coinvolti dal passaggio del tracciato o dalle realizzazioni di questa o quella soluzione di collegamento o uscita ma di un tema che riguarda noi tutti. Per questo non mi appassionano i tifosi, o coloro i quali si schierano a prescindere pro o contro, ma tengo a riprendere quanto dichiarato dal collega De Gasperi, il quale si è affrettato ad evidenziare come tutti si stiano accanendo sulla proposta portata avanti in questi giorni da Fugatti e si siano scordati di quella, ben peggiore a suo dire, pensata dalla Giunta provinciale di centrosinistra guidata da Ugo Rossi fino al 2018.
Molto chiaramente invece ero, e sono convinto che la proposta della Giunta Rossi, risultato di un gruppo di lavoro al quale apparteneva anche l’ex assessore provinciale Mauro Gilmozzi, fosse e sia tutt’oggi la migliore possibile.
L’allora Presidente Rossi presentandola spiegò diffusamente come la Valdastico avrebbe dovuto far parte di un contesto di mobilità integrata (ferro, gomma, ciclabili) e come fosse necessario ragionare in termini di corridoi e trasporti integrati non andando a costruire un’autostrada avulsa a tutto ciò che la circonda. La Giunta conclusasi nel 2018 e tutte le Giunte che l’hanno preceduta, hanno sempre ricordato come la posizione del Trentino sulla Valdastico sarebbe stata sempre contraria una volta appurato, e questo risultava da uno studio del 2016 e dati del Ministero alla mano, che qualsiasi realizzazione fino ad allora prospettata avrebbe travasato su uno dei caselli autostradali trentini migliaia di veicoli – fino a 17.000 al giorno con costi di realizzazione, oltreché ambientali, di due miliardi di euro. Cifre, allora come oggi, non sostenibili. Senza tanti giri di parole nel 2018 si disse che il Veneto insisteva sull’autostrada per ottenere dall’Unione Europea il rinnovo della concessione per la A4: un progetto, tra l’altro di un’azienda privata, che di certo non apparteneva e non appartiene alla visione trentina.
Pertanto, venne dichiarato, l’unica ragione per la quale si sarebbe potuto e aggiungo, si potrebbe ancora oggi – fermo restando la necessità di vero confronto e accordo con il territorio e i suoi abitanti – accettare la realizzazione di una infrastruttura, è quindi che la stessa risultasse utile al Trentino. Proprio In tal senso, il gruppo di lavoro aveva esplorato l’ipotesi di una connessione di corridoio est tra Trentino e Veneto che prevedeva innanzitutto il blocco dei TIR provenienti dal Veneto in Valsugana, ad eccezione, ovviamente, di quelli con origine destinazione Valsugana. Non si sarebbe quindi realizzata un’autostrada, bensì una strada in galleria pensata per deviare il traffico della bassa Valsugana e in parte dell’ Alta Valsugana – Levico, Caldonazzo e laghi- direttamente su Trento sud, scaricando così Pergine e Trento Nord di circa 12.000 mezzi sui 45.000 transitanti; inoltre il tunnel esplorativo di questa nuova infrastruttura avrebbe potuto venire utilizzato per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria nazionale, premessa al cosiddetto “ring delle dolomiti”. Infine, si sarebbe potuto mantenere il treno attuale come sistema locale di mobilità per l’alta Valsugana implementando l’uso della ferrovia nella Bassa Valsugana. Tutto ciò, mi sia concesso, aumentando i benefici e contribuendo davvero alla riduzione del traffico.
Ci si spinse anche oltre, immaginando un contesto più ampio della mobilità del Trentino, ad esempio con l’ interramento della ferrovia a Trento o con il collegamento Monaco -Riva del Garda. Una visione, certamente, ma capace di aprire prospettive interessanti e fattibili.
Insomma, si disse e vale la pena ribadire oggi, a mio avviso, che per giungere a dei risultati davvero utili e condivisi – anche con gli amministratori locali e tutto il Consiglio provinciale che sarebbe chiamato a votare una modifica del PUP con una legge speciale per inserirvi tale opera – avremmo dovuto e dovremmo esercitare appieno,ancora una volta, la nostra autonomia, partendo dal rispetto di tutti gli attori in gioco – in primis le cittadine e i cittadini e i loro rappresentanti nelle valli – immaginando e proponendo, a Trento come a Roma, soluzioni speciali e particolari per territori speciali e particolari,come appunto sono i nostri.
Credo da sempre che le trentine, i trentini e il Trentino meritino sincerità e chiarezza e auspico, anzi sono certo, che di qualsiasi colore sia il governo provinciale lo scopo principale sia sempre lo stesso: mettere la nostra terra e i suoi abitanti al primo posto. Questo si aspettano e tanto dobbiamo fare. Certo le difficoltà sono innumerevoli, come confermano trent’anni e più di dispute e battaglie, ma la strada del confronto e della vera condivisione è l’unica possibile.

cons. Pietro De Godenz