CONS. GIANPIERO PASSAMANI: L’ AUTONOMIA VIVE DI BUONA POLITICA

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Senza propaganda né ideologie

Qualche anno fa in una trasmissione televisiva sull’autonomia trentina, Franco de Battaglia ricordava come noi trentini, quando superiamo la stretta di Ceraino, salendo dal veronese, ci sentiamo in qualche modo a casa. Posso dire la stessa cosa per chi entra in Trentino dalla Valsugana. Saranno le nostre montagne, ma anche il paesaggio che percepiamo subito come «preso in carico» dalle nostre cure. Ovvero dalle cure dei cittadini, di chi abita il territorio. Una percezione del genere è dovuta al fatto che gli spazi pubblici, l’asfalto come la segnaletica stradale, sono curati in ogni minimo dettaglio. Proprio come i campi coltivati e gli spazi privati, i giardini delle case, le abitazioni anche più modeste. Credo sia qui, e ben visibile, la nostra cultura dell’autonomia.
Al recente seminario sulla «Cultura dell’Autonomia», ospitato a inizio settembre in Sala Depero, con protagonisti affermati giuristi, mi ha colpito l’esempio portato dal costituzionalista Roberto Toniatti, che ha citato il caso di undici regioni italiane che sono state ben contente di affidare all’Anas e quindi allo Stato, la gestione di alcune centinaia di chilometri di strade. Ha citato il fatto come esempio opposto alla «cultura» dell’autonomia.
Autonomia è innanzitutto responsabilità. Nello stesso workshop la giurista dell’Università di Udine Elena D’Orlando è stata molto chiara nel riconoscere a Trento e Bolzano di essere state storicamente le autonomie più proattive tra le realtà a statuto speciale. «Fare quel che si può» non è cultura dell’autonomia, ma lo è «avere visione». Una pre-cultura dell’autonomia è stato il valore aggiunto che anche Alcide De Gasperi ha potuto capitalizzare nella delicata partita diplomatica tra potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, il Trentino, l’Alto Adige, l’Austria e l’Italia, in quel prezioso Accordo di Parigi del 5 settembre 1946.
A poco più di un anno dalle elezioni provinciali e a pochi mesi da quelle politiche, serve ricordare che dialogo e visione sono gli ingredienti vitali che danno ossigeno e gambe alla nostra coalizione di centrosinistra autonomista che ha fatto crescere quell’autonomia nata nel 1946, codificata con lo Statuto regionale del 1948 e diventata matura nel 1972 e con i patti successivi, come quello di Milano del 2009.
Dobbiamo riflettere su un Trentino che, senza visione – più ancora che senza autonomia – rischia di lasciare indietro qualcuno sul fronte del lavoro, dei servizi, del welfare, dei diritti. Le logiche della contingenza servono per gli imprevisti e le emergenze. Le dinamiche demografiche ci dicono che, se qualche anno fa nella nostra provincia nascevano circa 5.000 bambini l’anno, stiamo scendendo progressivamente verso quota 4.000. È un dato sul quale riflettere. Abbiamo poi il nodo della partecipazione, che nella gestione della cosa pubblica e di quelle che monsignor Rogger chiamava microautonomie (comuni, regole feudali, usi civici) resta sempre elevata in Trentino, ma abbiamo bisogno anche di partecipazione e consapevolezza alla scala intermedia (quella provinciale) e più ampia della dimensione euroregionale, nazionale ed europea. E su questo fronte i nostri partiti, per loro natura territoriali, hanno davanti a sé stimolanti sfide e precise responsabilità.
Dagli appuntamenti istituzionali che sono ruotati intorno al settantunesimo anniversario dell’Accordo De Gasperi – Gruber del 1946 è emerso che l’autonomia che custodiamo e gestiamo oggi è frutto di condizioni storiche ma anche di radici pre-giuridiche, di un capitale sociale e di un «terreno identitario» ben riconoscibile (il solidarismo, la sussidiarietà, la cooperazione, la qualità dei servizi e dell’ambiente, una certa idea di «casa» e di famiglia, l’importanza della Chiesa, il volontariato, la formazione professionale, una sobria autodisciplina, il civismo, il rispetto della cosa pubblica). Non ci servono luoghi comuni, ma dinamismo e capacità di trovare soluzioni intelligenti ai problemi. Non dobbiamo dimenticarci, attraverso la buona politica, di costruire nei prossimi decenni classe dirigente e cittadini consapevoli e preparati a dare linfa, senza propaganda né ideologie, a quello che dobbiamo continuare a ritenere uno dei modelli più riusciti di autogoverno, ovvero il percorso, non senza salite e non senza asperità, che abbiamo iniziato tutti insieme nel 1946.

Gianpiero Passamani – È capogruppo regionale dell’Unione per il Trentino


FONTE: Quotidiano L’ ADIGE del 10 settembre 2017