CONS. PASSAMANI: LE POTENZIALITA’ DELLA VALSUGANA

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Ha ragione il professor Michele Andreaus, quando dice che una città che creda di avere una vocazione turistica, non frappone fra sé e il lago un cavalcavia. È il caso di Pergine Valsugana, e l’annotazione dell’economista dell’Università di Trento è uno degli spunti emersi dal partecipato incontro di San Cristoforo, sul Lago di Caldonazzo, che l’Unione per il Trentino ha rivolto agli operatori turistici della Valsugana a fine settembre, aprendo – nel finale di una stagione molto positiva, se non da record, per il turismo trentino in generale – la riflessione sul futuro sviluppo turistico della Valsugana partendo da idee ed esperienze che arrivano proprio da chi offre servizi turistici sul territorio.

Un’operazione di consapevolezza per chi fa turismo e di ascolto per chi deve prendere le decisioni politiche e di indirizzo.

Dall’incontro di San Cristoforo sono emersi almeno una decina di ottimi spunti.

Innanzitutto è parso ormai consolidato il concetto unitario di Valsugana. L’APT unica, Valsugana Lagorai, è un risultato fortemente voluto e ora apprezzato da tutti. La collaborazione con il Pinetano, la Valle dei Mocheni, la valorizzazione della Val di Sella e del Tesino, dimostrano che anche le articolazioni laterali della valle principale sono considerate ormai a pieno diritto piatto forte dell’offerta turistica valsuganotta.

Che ha potenzialità non espresse che molti operatori turistici locali hanno sottolineato. Tutti d’accordo sulla bellezza del territorio. Balneazione, terme, natura, bike, sport nautici, golf, castelli, sci, eventi: un territorio che non può più essere considerato meta turistica «minore», come ha sottolineato il presidente dell’APT Valsugana, Stefano Ravelli, visto che dopo Garda e Fassa in Trentino c’è la Valsugana quanto a numeri di presenze e arrivi. Il 50% italiani, l’altra metà stranieri. Equamente divisi tra strutture alberghiere e campeggi.

Su questi numeri lusinghieri si può e si deve lavorare, però. Il turismo straniero sulle rive dei nostri laghi in Valsugana è ancora fortemente polarizzato su tedeschi e   olandesi. Altri mercati possono essere intercettati. E in Tesino serve rafforzare l’offerta ricettiva. Già buona quella di Vacanze in Baita, che raccoglie consensi crescenti anche nella zona di Roncegno, Val dei Mocheni e sull’Altopiano di Piné. In questo caso alle istituzioni viene chiesto di prevedere facilitazioni per le ristrutturazioni e una maggiore manutenzione nello sgombero neve anche su strade secondarie, per permettere sempre più vacanze in baita anche d’inverno.

Pro loco, consorzi di esercenti e comitati spontanei come quello che sta raccogliendo fondi per Castel Pergine sono a tutti gli effetti preziosi attori del sistema turistico della Valsugana.

Il grande tesoro della valle, a detta di tutti gli operatori, è la pista ciclabile per Bassano. Anche più bella di quella, molto celebrata, della val Pusteria. Ma con qualche neo ancora da togliere. Come il collegamento Trento-Civezzano-Pergine, assente ma progettato sul sedime della vecchia strada dei forti. Una migliore segnaletica lungo alcuni tratti del percorso. Una nuova pavimentazione nella zona di Novaledo.

Treno e bici sono due mondi che sembrano fatti l’uno per l’altro. Potenziare la ferrovia turisticamente significa aggiungere vagoni per il trasporto biciclette e pensare, sul modello altoatesino, di utilizzare fabbricati ferroviari di servizio abbandonati, per proposte di noleggio di biciclette ed e-bike.

È già stato presentato in Provincia un articolato progetto di ampliamento delle terme di Levico: mille persone al giorno di media le frequentano. L’apertura annuale è prolungata di un mese. Vi lavorano 70 persone. Ma servono più servizi nel wellness, con un centro benessere aperto tutto l’anno. Il cliente termale è uno dei pochi che garantisce una permanenza di almeno 12 giorni, e dobbiamo tenerne conto.

Sul fronte degli sport invernali, positivo l’impegno della Provincia di Trento per la realizzazione di un bacino artificiale in Panarotta per garantire l’innevamento programmato. Una montagna vicino casa, da sempre palestra per le famiglie, che non ha bisogno di progetti faraonici per rilanciarsi e integrare l’offerta turistica della Valsugana.

Sul fronte delle infrastrutture e delle connessioni, la Valle attende ormai da tempo un progetto radicale di messa in sicurezza della S.S. 47 e non vanno nascosti i timori che la nuova pedemontana veneta scarichi in valle più traffico pesante di quello attuale.

Un’ultima considerazione. Dicono le statistiche che per i viaggi oltre i 250 km di raggio, si sceglie sempre più spesso l’aereo. La Valsugana, porta aperta sul Veneto e il Nord-est, è a poco più di un’ora dall’aeroporto di Treviso, sempre più hub di partenza per molti trentini. Perché non sfruttarlo, con convenzioni e strategie di marketing, come porta di incoming?

La Valsugana ha saputo invertire la rotta, negli ultimi anni, anche in ambito industriale. Dopo la crisi di una decina d’anni fa, oggi abbiamo aziende che ampliano i propri ranghi e offrono occupazione: il gruppo BLM a Levico, le aziende alimentari Dr. Schär e Menz & Gasser, l’azienda aerospaziale Fly di Grigno, per citare le principali.

Un bel segnale. Attività produttive e turismo di qualità possono convivere. La Valle di Fiemme l’ha già insegnato a tutto il Trentino.

Gianpiero Passamani

Capogruppo regionale Unione per il Trentino

 

FONTE: Quotidiano ADIGE del 9 ottobre 2017