CONS. TONINA: CINGHIALI, RISPETTATI GLI IMPEGNI PRESI

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cinghiali, si apre la caccia – Via libera all’abbattimento


Prelievi con gli ungulati. Giovanazzi, Tonina e Fasanelli: «Bene»


TRENTO Troppo numerosi e troppo dannosi. Sono queste le ragioni che hanno portato all’approvazione di una nuova disciplina per il controllo dei cinghiali in provincia. Con una delibera approvata lunedì, il comitato faunistico provinciale ha proposto una modifica alla norma che regola la caccia per consentire a tutti i cacciatori di abbattere i cinghiali presenti sul territorio provinciale.

Finora la specie non era cacciabile in Trentino ma era soggetta al controllo. Ciò significava che solamente un numero ridotto di cacciatori trentini avrebbe potuto abbattere un cinghiale. Si trattava di persone che non dovevano essere incorse in sanzioni negli ultimi cinque anni, dovevano aver seguito un corso ad hoc ed erano quindi state designate dalla Provincia quali «controllori» della specie. Un migliaio di doppiette in tutto. Loro e solamente loro avrebbero potuto aprire il fuoco contro un cinghiale in determinate condizioni e in specifiche aree della provincia dove l’animale è più presente: il Chiese, la zona di Storo, il Basso Trentino e tutta la Valsugana. Gli abbattimenti erano consentiti in due modalità, quella ordinaria che prevedeva di recarsi nella postazione seguendo gli orari disposti dalla norma nazionale per gli ungulati – apertura un’ora prima dell’alba e chiusura un’ora dopo del tramonto – e quella straordinaria, che consentiva di cacciare di notte dopo aver informato la stazione.

Con la modifica apportata in seguito alla delibera del comitato, tutte le doppiette trentine potranno ora cacciare il cinghiale. Gli esemplari della specie potranno essere abbattuti in concomitanza con la caccia agli ungulati, che comprendono cervo, capriolo e camoscio. Al migliaio di controllori si aggiungono quindi le altre circa 5.000 doppiette oggi attive sul territorio provinciale.

Il cinghiale, infatti, non è soggetto a programmi di prelievo e di conseguenza non è una specie da tenere contingentata. Questo perché non è ritenuto un animale autoctono ma, soprattutto, perché è ritenuto uno dei principali responsabili dei danni alle coltivazioni e ai pascoli.

Una novità appresa «con soddisfazione» dai consiglieri provinciali Nerio Giovanazzi, Mario Tonina e Massimo Fasanelli, che hanno ricordato come la delibera del comitato segua alla presentazione del disegno di legge 183 di loro iniziativa relativo alle possibili modifiche da apportare alla legge sulla caccia del 1991. «Il ddl metteva in evidenza che il solo controllo esercitato fin dal 2000 secondo le previsioni della legge provinciale sulla caccia risulta insufficiente — commentano — La specie in questi anni è infatti decuplicata e analogo andamento hanno avuto i danni registrati».

Giovanazzi, Tonina e Fasanelli sottolineano come la presenza dei cinghiali sia percepita «come un problema al quale si dovevano dare delle risposte». Di conseguenza evidenziavano la necessità di «un controllo efficace della specie, al fine di contenere le popolazioni di cinghiale al di sotto di una soglia compatibile con il normale svolgimento delle attività agricole, con la tutela delle altre componenti dell’ecosistema e per l’incolumità delle persone».