DE GODENZ: LA VALDASTICO NON VA IMPOSTA

148
Nelle scorse settimane è tornata prepotentemente al centro dell’attenzione la questione Valdastico. In particolare gli animi si sono riaccesi quando ai primi di aprile il Presidente Fugatti ha convocato alcuni amministratori e sindaci della Vallagarina spiegando una nuova ipotesi di uscita – l’ennesima e diversa dall’ultima proposta poco tempo prima a Rovereto Sud – a sud di Marco che a suo dire sarebbe più facilmente realizzabile sul piano tecnico (riportato pari pari dal profilo Facebook di Fugatti) e senza nessun rischio ambientale.
Ovviamente non sono tardate ad arrivare nuove lamentele – più o meno espresse – e preoccupazioni dei sindaci e degli abitanti sia della Vallagarina che della Valsugana, i quali si sono sentiti certamente scavalcati e obbligati a subire questa nuova mirabolante promessa di una soluzione risolutiva e assolutamente positiva.
Il tutto, però, senza la presentazione di alcun dato o di un’analisi, seppur di massima, per non parlare della possibilità di visionare un progetto; il tutto, a pochi giorni dall’invio di un progetto di massima al Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, con il Ministro Toninelli già assai concentrato a pontificare e prospettare altrettante ipotetiche soluzioni risolutive sulla concessione dell’A22, altro tema preziosissimo per il Trentino e l’Alto Adige.
Da consigliere provinciale e cittadino trentino sento la necessità di intervenire in merito e di farlo invitando tutti gli attori in gioco alla prudenza e al reciproco rispetto. Sono infatti convinto che proprio “rispetto” sia la parola chiave necessaria per affrontare al meglio questa ed altre questioni: rispetto per tutti i trentini – la Valdastico infatti pur transitando per alcune valli riguarda tutti noi – per gli amministratori locali e provinciali che meriterebbero ben altra considerazione e coinvolgimento e, ultimo ma non meno importante, rispetto per la nostra autonomia speciale, capace di gestire negli anni scorsi questa ed altre vicende in modo spesso innovativo e vincente.
Il fatto che in tanti anni la Valdastico non abbia trovato realizzazione non è infatti un caso ma è stata, per anni, una scelta responsabile e condivisa. Questo perché appariva e oggi appare ancor più evidente come il futuro della mobilità sia rappresentato dal treno e come sia ormai necessario ragionare in termini di corridoi e trasporti integrati (ferro, gomma, ciclabili): costruire un’autostrada di fatto fine a se stessa risulterebbe quindi un grave sbaglio, anche a livello concettuale. Nella scorsa legislatura, conclusasi pochi mesi fa, l’allora Giunta ha ricordato più volte come la posizione del Trentino sulla Valdastico sarebbe stata sempre contraria una volta appurato, e questo risultava da uno studio del 2016 e dati del Ministero alla mano, che qualsiasi realizzazione fino ad allora prospettata avrebbe travasato su uno dei caselli autostradali trentini migliaia di veicoli – fino a 17.000 al giorno – sgravando solo di poche migliaia – circa 3.000 – il passaggio di veicoli in Valsugana. Va inoltre aggiunto come sebbene 17.000 passaggi (tra andata e ritorno) al giorno, in aggiunta a quelli gravanti su A22, rappresentino certo un problema, gli stessi non giustificano la spesa di oltre 2 miliardi di euro necessaria per realizzare tale infrastruttura, come ben sottolineato proprio nei verbali della commissione istituita dal Ministero dei Trasporti italiano, dal Trentino e dal Veneto.
Volendo soffermarci sulle implicazioni ambientali, vi sono svariati problemi che le mappe geologiche mettono in evidenza e che non tranquillizzano per nulla. La sorgente dello Spino ad esempio, aiuterà in prospettiva anche la città di Trento e appare perciò inutile metterla a rischio per un’opera che – mi si permetta – viene cocciutamente portata avanti per un’unica ragione: ottenere dall’Unione Europea il rinnovo della concessione per la A4, un’ azienda privata le cui cessioni di quote negli ultimi 4 anni lasciano intravedere anche gli interessi sottesi. Pertanto, l’unica ragione per la quale si potrebbe accettare la realizzazione di una infrastruttura è quindi che fosse utile al Trentino, non certo alla A4. Proprio In tal senso il gruppo di lavoro aveva esplorato l’ipotesi di una connessione di corridoio est tra Trentino e Veneto che prevedeva innanzitutto il blocco dei Tir provenienti dal Veneto in Valsugana (ad eccezione, ovviamente, di quelli con origine destinazione Valsugana).
Non verrebbe realizzata un’autostrada, bensì una strada in galleria pensata per deviare il traffico della bassa Valsugana e in parte dell’Alta Valsugana – Levico, Caldonazzo e laghi – direttamente su Trento sud, scaricando così Pergine e Trento Nord di circa 12.000 mezzi sui 45.000 transitanti; inoltre il tunnel esplorativo di questa nuova infrastruttura potrebbe venire utilizzato per la realizzazione di una nuova linea ferroviaria nazionale che diventerebbe la vera premessa al cosiddetto “ring delle Dolomiti”. Infine, si potrebbe mantenere il treno attuale come sistema locale di mobilità per l’alta Valsugana e si potrebbe implementare l’uso della ferrovia nella Bassa Valsugana. Tutto ciò aumentando i benefici e contribuendo davvero alla riduzione del traffico.
Ora se inserissimo questo contesto in una visione anche più ampia della mobilità del Trentino, ad esempio con l’interramento della ferrovia a Trento o con il collegamento Monaco – Riva del Garda, capiremmo subito i vantaggi reali che questa soluzione può davvero portare alla Valsugana e al Trentino.
Non sarebbero certo i 3.000 veicoli in meno che l’effetto autostrada Valdastico produrrebbe sulla Valsugana – come valutato nello studio del Ministero – a cambiarne le prospettive e men che meno lo sarebbe un’uscita a Rovereto – con l’interporto a Trento – e il rischio di congestionare ancor di più un’area come il Garda sulla quale il traffico andrebbe invece drasticamente ridotto.
Insomma per giungere a dei risultati davvero utili e condivisi – magari anche con tutto il Consiglio provinciale che sarà chiamato a votare una modifica del Pup con una legge speciale per inserirvi tale opera – dovremmo esercitare appieno, ancora una volta, la nostra autonomia, partendo dal rispetto di tutti gli attori in gioco – in primis le cittadine e i cittadini e i loro rappresentanti nelle valli – immaginando e proponendo, a Trento come a Roma, soluzioni speciali e particolari per territori speciali e particolari, come appunto sono i nostri. Le trentine, i trentini e il Trentino chiedono e meritano questo rispetto e questa chiarezza e auspico che chi è chiamato a governarli ne tenga conto.

Pietro De Godenz -Consigliere provinciale dell’Upt


fonte: Quotidiano L’ADIGE del 20 aprile 2019