GRUPPO UPT: RIFORMA WELFARE – BENE ZENI, ORA I P.U.A. NELLE COMUNITA’ DI VALLE

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Upt Passamani, De Godenz e Tonina plaudono la scelta dell’assessore Zeni


Il Gruppo consiliare dell’Unione per il Trentino si schiera dalla parte di Zeni ed esprime soddisfazione per le dichiarazioni rilasciate dall’assessore.
«In particolare riteniamo davvero corretto e rispettoso delle Apsp trentine, dei rispettivi consigli di amministrazione e, soprattutto, delle comunità trentine toccate da tali prospettive che le Aziende per i Servizi alla Persona possano decidere di fondersi liberamente, senza che vi siano forzature dall’alto affinché questo avvenga», scrivono in un documento i consiglier Gianpiero Passamani, Pietro De Godenz e Mario Tonina.
«Con questa scelta l’assessore Zeni e il Tavolo tecnico – che ringraziamo per l’attento e prezioso lavoro di confronto e pianificazione svolto – hanno sicuramente superato positivamente uno dei delicati passaggi della riforma che, ne siamo certi, potrà presto trovare compimento e per la quale come Gruppo consiliare continueremo a garantire, come del resto abbiamo sempre fatto, il nostro supporto e contributo costruttivo».
Secondo i consiglieri un passo positivo per migliorare i servizi potrebbe essere quello, «come abbiamo da sempre sostenuto, di aprire all’interno di ogni Comunità di Valle i Punti Unici di Accesso dove vagliare le varie necessità di assistenza».
I consiglieri si dicono certi che«le Comunità di Valle e le Apsp potranno lavorare ancora e meglio affinché non l’accentramento bensì la promozione di percorsi di collaborazione e confronto, ad esempio con l’Azienda Sanitaria e il Terzo Settore (rafforzati proprio grazie al tavolo tecnico che proprio oggi si riunirà per decidere come procedere definitivamente sul tema fusioni di APSP), vadano a stabilire una ancora più chiara governance dei processi di pianificazione e di erogazione dei servizi e il raggiungimento di “gestioni associate” di servizi da parte delle Apsp attraverso un deciso e convinto rilancio dei Punti Unici di Accesso. Apsp, Comunità di Valle e Provincia, sono state in grado, lavorando negli anni al meglio, ognuna per la propria parte, di dare vita ad un sistema del welfare riconosciuto come uno dei migliori a livello europeo».

FONTE: Quotidiano L’ADIGE del 1 agosto 2017


Troppe resistenze dei territori e della politica. Alla vigilia dell’anno elettorale la giunta cede e rinuncia agli accorpamenti


 

Dalle Rsa ai musei, le fusioni non passano

di Chiara Bert wTRENTO Dalle Rsa ai musei. Due delle riforme di peso dell’ultima parte della legislatura – quella dei servizi agli anziani e quella della cultura – rischiano di arrivare in porto dimezzate. Lo scoglio ha un nome: fusioni, accorpamenti. Su questo la giunta provinciale sembra arrendersi all’evidenza che le resistenze – dei territori, degli enti, della politica – sono ardue da sconfiggere. Partiamo dalla riforma del welfare anziani, che esce dal tavolo di lavoro a cui hanno preso parte in questi mesi i soggetti coinvolti (dall’Upipa ai sindacati, dal Consiglio delle autonomie ai circoli anziani, dai medici agli infermieri alle Acli) priva di un pezzo importante: l’obbligo – per le 41 Aziende pubbliche di servizi alla persona – di fondersi in 16 Agenzie per gli anziani, una per valle. Esattamente quello che l’Upipa, il potente sindacato delle case di riposo, aveva contestato. L’assessore alle politiche sociali Luca Zeni (Pd) minimizza e (nell’intervista qui sotto) spiega che il senso della riforma non viene meno, anzi: «Gli accorpamenti servivano per avere un’organizzazione coerente, nel documento che abbiamo condiviso le Apsp continuano a svolgere il servizio residenziale ma la regia (e il budget) è delle Comunità di valle». Insomma si perde un pezzo per portare a casa la riforma. Anche perché, non va dimenticato, lo scorso febbraio a frenare Zeni erano stati gli alleati di maggioranza, Upt e Patt, preoccupati dei riflessi sui territori di una riforma così impattante alla vigilia di un anno elettorale. Molti puntavano a farla slittare a dopo il 2018. E infatti l’Upt è stata la prima, lunedì sera, a benedire il compromesso elaborato da Zeni: «Riteniamo corretto e rispettoso delle Apsp trentine, dei rispettivi consigli di amministrazione e, soprattutto, delle comunità trentine toccate da tali prospettive che le Aziende per i Servizi alla Persona possano decidere di fondersi liberamente, senza che vi siano forzature dall’alto affinché questo avvenga», è stato il commento di Gianpiero Passamani, Pietro De Godenz e Mario Tonina. «Con questa scelta l’assessore Zeni e il Tavolo tecnico hanno sicuramente superato positivamente uno dei delicati passaggi della riforma che, ne siamo certi, potrà presto trovare compimento e per la quale come Gruppo consiliare continueremo a garantire il nostro supporto». Ieri si è aggiunto il Patt: «Bene la nuova proposta di Zeni». «Prendiamo atto – scrive a nome del gruppo il capogruppo Lorenzo Ossanna – che l’assessore Zeni ha tenuto conto delle nostre osservazioni ed ha accolto di fatto le nostre valutazioni, in particolare quella che prevede la possibilità per le Apsp di fondersi liberamente, rimuovendo l’obbligatorietà prevista inizialmente. Questa nuova impostazione ha il pregio di valorizzare le realtà virtuose attive sul territorio, consentendo nel contempo di andare incontro anche a quelle strutture che necessitano di essere sostenute per mantenere le eccellenze espresse dai territori e gli standard elevati di qualità raggiunti». Dagli anziani alla cultura. La riforma dell’assessore Tiziano Mellarini (Upt) è attesa in aula per settembre. Come ci arriverà? Anche in questo caso in ballo c’è lo sfoltimento dei consigli di amministrazione. Contro il cda unico dei musei (Mart, Muse, Buonconsiglio, Usi e costumi), proposta originaria dell’assessore e chiesta con forza dal Pd, Progetto Trentino è pronto a fare ostruzionismo in aula mettendo a rischio l’approvazione della legge. E sulla strategia da adottare sono già emersi i primi distinguo anche tra i componenti della giunta. L’assessore Mellarini pare avere poche intenzioni di andarsi a fare impallinare in aula dalle minoranze. Ma questo potrebbe significare dover cedere, ovvero stralciare la parte sui musei. Riforme dimezzate, appunto.

FONTE: Quotidiano TRENTINO del 2 agosto 2017