taglio fornai, SAIT sotto accusa

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Il caso Dal mondo politico appello al dietrofront sulla decisione di ridurre da dieci a uno i fornitori dei negozi

Ha scatenato un vespaio di reazioni critiche e di inviti al dietrofront la decisione della direzione del Sait di ridurre da dieci a uno i fornitori dei venti punti vendita a insegna Supermercati Trentini. Una revisione aziendale già aspramente criticata dall’Associazione panificatori di Confcommercio, che ne parlerà domani, in una riunione ad hoc. «Chiediamo a Sait di ripensarci. Il momento è delicato per il tessuto economico e sociale. Sono in gioco sia le condizioni di lavoro delle imprese sia quelle offerte ai consumatori», commenta Francesco Vivori , vicepresidente dell’associazione di categoria e fornaio a Volano.
Un coro di condanna si è levato anche nella politica provinciale, che ieri commentava la vicenda a margine della seduta-fiume del consiglio. Particolarmente accalorata la reazione del vicepresidente di piazza Dante, Mario Tonina , il quale parla di «un’iniziativa dissonante, in contrasto con lo spirito cooperativo, assunta in una fase storica particolarmente critica». Anche Tonina, dunque, rilancia l’appello ai vertici del Sait affinché faccia marcia indietro e tenga presente che appena un mese fa siglava un protocollo provinciale volto proprio alla valorizzazione dei prodotti trentini e al sostegno delle attività locali. «La centralità delle produzioni locali, sulla quale sta lavorando la collega Giulia Zanotelli, è un tema essenziale per la nostra terra e spiace registrare segnali in controtendenza rispetto a questo obiettivo», prosegue Tonina, che è titolare anche della competenza sulla cooperazione.
«Se da consigliere provinciale – conclude – ho proposto una legge, poi approvata all’unanimità, proprio per valorizzare i nostri panificatori artigiani, da assessore, pur rispettando l’autonomia aziendale, intendo ribadire che il Trentino e il mondo della cooperazione, perno centrale del tessuto socio-economico, oggi più che mai, devono unire gli sforzi e garantire attenzione ai deboli, che in questo caso sono i piccoli panificatori locali».
Anche un altro esponente della giunta, Mirko Bisesti , in veste di segretario della Lega in Trentino, chiede un ripensamento, dopo aver accennato a sua volta agli impegni comuni assunti per la promozione dei prodotti locali. «Ritengo – scrive – che pochi alimenti come il pane, pochi mestieri come quello dei panificatori e pochi luoghi come i panifici siano così evocativi e significativi del concetto di vita sociale, di vitalità, di commercio. Le scelte aziendali altrui non si discutono ma al contempo è giusto ricordare il contesto, la storia, e soprattutto i valori del territorio nel quale sono fatte. La cooperazione è un bene sociale, culturale ed economico del nostro territorio».


Concetti ribaditi anche dal consigliere Upt Pietro Degodenz : «La firma del protocollo da parte del Sait aveva denotato una sensibilità che oggi viene messa in discussione con la scelta di tagliare nove fornitori di pane. È un segnale sbagliato, divisivo, una decisione fuori luogo, anche se riguarda i venti negozi Sait e fortunatamente non tocca le Famiglie Cooperative, che restano libere di servirsi dai panificatori locali».
Dal Patt arriva la bocciatura da parte di Lorenzo Ossanna : «Il protocollo del 31 marzo evidenzia l’importante ruolo della rete territoriale dei negozi della cooperazione che si fornisce dai piccoli produttori di zona. A poco più di un mese dalla firma, apprendiamo di una scelta che tradisce sia quel protocollo sia i principi fondativi della cooperazione trentina».
Infine, Alessio Manica (Pd), condanna il taglio annunciato da Sait e ricorda quello analogo «attuato lo scorso anno nei riguardi degli allevatori trentini». Da qui la richiesta di un confronto politico aperto, sul ruolo della cooperazione, la quale non può diventare una realtà «che abbandona il territorio».


fonte: Quotidiano L’ADIGE del 10 maggio 2020