UPT – CONS. DE GODENZ: AVVIARE UN PROGETTO DI FACILITAZIONE PER L’ ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE A BENEFICIO DEI DISABILI INTELLETTIVI

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Il cons. Pietro De Godenz, in accordo con i colleghi UpT Passamani e Tonina, ha appena esposto in Consiglio una mozione intitolata  AVVIARE UN PROGETTO DI FACILITAZIONE PER L’ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE A BENEFICIO DEI DISABILI INTELLETTIVI.

Scopo principale della stessa fare in modo, come riportato nel dispositivo, di proseguire nella promozione e creazione di percorsi socio-sanitari di presa in carico e di continuità assistenziale tra ospedale e territorio – che includano hub ospedalieri, presidi e servizi territoriali – specificatamente organizzati a beneficio di persone con grave disabilità intellettiva, neuromotoria, psicomotoria o con gravi deficit comunicativi, proseguire nel processo avviato di revisione dei modelli di cura ospedalieri delle persone con grave disabilità intellettiva, neuromotoria, psicomotoria o con gravi deficit comunicativi tenendo a riferimento le esperienze maturate in altre regioni attraverso il Progetto DAMA, come modalità integrativa di un percorso facilitato di accesso alle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali per disabili intellettivi adulti presso l’Ospedale S. Chiara di Trento, Infine, a trasmettere alla competente commissione consiliare permanente, entro tre mesi dall’approvazione della presente mozione una relazione sulle iniziative adottate al fine di dare attuazione agli impegni di cui ai punti precedenti.

Dopo il parere favorevole della Giunta, comunicato dall’assessore Zeni, il quale ha ricordato come sia necessario cercare di andare sempre più incontro alle esigenze particolari dei cittadini, derogando anche dalle procedure standard, la mozione è stata votata e accolta all’unanimità,

E’ importantissimo lavorare e mettere in campo progetti come questo” ha spiegato De Godenz “esperienze simili sono già attive a Modena, Varese e Bolzano e i risultati sono interessanti. Sappiamo tutti che i procedimenti standard non vanno bene per tutti e sono contento per la sensibilità dimostrata anche dai colleghi consiglieri: è giusto lavorare e sperimentare nuove soluzioni pensando a chi ha particolari difficoltà e conseguenti necessità di accesso ai servizi sanitari. Sono certo che la sperimentazione che verrà messa in campo al S. Chiara porterà risultati positivi. ” ha concluso.

Sotto, si riporta testo integrale della Mozione

AVVIARE UN PROGETTO DI FACILITAZIONE PER L’ACCESSO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE  A BENEFICIO DEI DISABILI INTELLETTIVI

 

Le persone con grave disabilità intellettiva, neuromotoria, psicomotoria o con gravi deficit comunicativi trovano difficile vedere soddisfatto il proprio diritto alla salute in quanto, usufruendo dei percorsi ospedalieri e territoriali “ordinari”, riscontrano rilevanti problemi circa l’accesso tempestivo ed organizzato a strutture e a prestazioni sanitarie di varia complessità.

La loro presenza in ospedale mette spesso in difficoltà la normale organizzazione del triage, che non è pensata per accogliere persone con caratteristiche e necessità di accudimento “speciali”.

Edoardo Cernuschi, presidente di Ledha (Lega per i diritti delle persone con disabilità), affermava: “Il disabile grave soffre due volte: una perchè sta male, un’altra perchè non lo può comunicare”.

In relazione a tali esigenze i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali di presa in carico delle persone con patologie croniche, causa di gravi disabilità, sono elaborati con attenzione a sviluppare la presa in carico complessiva socio sanitaria e la continuità ospedale territorio.

Nella nostra provincia si sono sviluppati il PDTA “percorso diagnostico terapeutico assistenziale“ demenze approvato con delibera della giunta provinciale n.2350/2017, quello per persone con SLA e per le persone con autismo. I criteri per la revisione dei PDTA precedentemente citati includono l’approccio complessivo alla persona, al suo ambiente di vita e gli interventi per garantire la continuità tra setting di cura.

Nei contesti di pronto soccorso invece, è stato introdotto il “codice argento” che viene assegnato ai pazienti “fragili”. Il Manuale operativo per l’effettuazione del triage in pronto soccorso declina il codice argento nel seguente modo: le persone fragili sono “pazienti DIVERSAMENTE ABILI, GRANDI ANZIANI con PROBLEMI DI MOBILITA’, pazienti con PROBLEMATICHE NEUROLOGICHE quali DEMENZA, GRAVE PARKINSON, ALZHEIMER, SLA, pazienti con FORTE COMPROMISSIONE nelle Attività di Vita Quotidiana (ADL). A tali tipologie di pazienti, a parità di codice COLORE gli operatori d’ambulatorio daranno priorità di accesso alla visita; sarà inoltre cura di tutti gli operatori di Pronto Soccorso il garantire la presenza del parente sia durante l’attesa che durante il trasporto del paziente in altri servizi/unità operative per espletare accertamenti diagnostici e/o consulenze, gli operatori di supporto garantiranno un attento soddisfacimento dei bisogni di base del paziente. Compatibilmente con le priorità cliniche dei pazienti più critici presenti in Pronto Soccorso tutti gli operatori si attiveranno per rendere il percorso diagnostico/terapeutico del paziente al quale è stato assegnato il CODICE ARGENTO il più rapido possibile al fine di consentire una rapida dimissione dal Pronto Soccorso.”

Dal 2017 l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari ha avviato un processo di riorganizzazione dei modelli di cura ospedalieri, coinvolgendo in fase iniziale i presidi di Borgo Valsugana e di Tione, proponendo un nuovo modello basato sui principi della “person – centred care”, per migliorare gli standard assistenziali, relazionali e strutturali e rendere l’ambiente ospedaliero più adeguato all’accoglienza delle persone più fragili che maggiormente risentono dei disagi legati alla ospedalizzazione. Sono stati ance definiti, con la partecipazione di professionisti e dei rappresentanti delle associazioni dei pazienti, degli standard assistenziali per il paziente e la sua famiglia che hanno come finalità quelle di: organizzare la cura attorno e nel rispetto della persona-famiglia e della loro dignità in tutte le fasi di malattia e nel fine vita;  condividere le informazioni e le scelte di cura in modo chiaro e preciso fra curanti e pazienti e con i familiari identificati dal paziente stesso. La comunicazione non si limita al contesto ospedaliero ma coinvolge i servizi che verranno attivati in previsione della dimissione; promuovere la partecipazione dei pazienti e familiari con le finalità di valorizzare la loro esperienza e di stimolare l’acquisizione di capacità di cura se non ancora presenti.

In altre realtà regionali e in provincia di Bolzano è stato avviato, per rispondere ad analoghe esigenze, il progetto DAMA (Disabled Advanced Medical Assistance), nato presso l’Ospedale San Paolo di Milano ancora nei primi anni 2000, quale primo modello di accoglienza e di assistenza medica al disabile grave dedicato in modo particolare alle persone che presentano gravi problemi di comunicazione.

Il progetto si basa sulla presenza, in ospedale, di un gruppo definito di operatori (medici, infermieri, personale amministrativo e volontari) che si fa carico del problema del disabile e dei suoi familiari e/o caregiver. Viene creato, quindi, un percorso diagnostico-terapeutico personalizzato e adattato ai bisogni e alle difficoltà del paziente, ricercando la migliore risposta possibile e la soluzione più adeguata rispetto al problema riscontrato e alla situazione dell’ospedale interessato.

Lo scopo del Progetto DAMA è quello di evitare ai pazienti con grave disabilità intellettiva, neuromotoria psicomotoria o con gravi deficit comunicativi un’esperienza inutilmente stressante ed offrire loro un’accoglienza in ospedale che garantisca un percorso diagnostico adeguatamente orientato ed un programma terapeutico appropriato, evitando inutili ricoveri per esami diagnostici accompagnati da sedazioni, nonché accessi non appropriati al Pronto Soccorso.

Tutto ciò premesso, ravvisata comunque la necessità di ampliare il processo di riorganizzazione dei modelli di cura ospedalieri provinciali tenendo a riferimento anche le esperienze maturate in altre regioni ed in provincia di Bolzano attraverso il Progetto DAMA

il Consiglio della Provincia autonoma di Trento

impegna la Giunta provinciale

  1. a proseguire nella promozione e creazione di percorsi socio-sanitari di presa in carico e di continuità assistenziale tra ospedale e territorio – che includano hub ospedalieri, presidi e servizi territoriali – specificatamente organizzati a beneficio di persone con grave disabilità intellettiva, neuromotoria, psicomotoria o con gravi deficit comunicativi;
  2. a proseguire nel processo avviato di revisione dei modelli di cura ospedalieri delle persone con grave disabilità intellettiva, neuromotoria, psicomotoria o con gravi deficit comunicativi tenendo a riferimento le esperienze maturate in altre regioni attraverso il Progetto DAMA, come modalità integrativa di un percorso facilitato di accesso alle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali per disabili intellettivi adulti presso l’Ospedale S. Chiara di Trento.
  3. a trasmettere alla competente commissione consiliare permanente, entro tre mesi dall’approvazione della presente mozione una relazione sulle iniziative adottate al fine di dare attuazione agli impegni di cui ai punti precedenti.

    – cons. Pietro De Godenz –

– cons. Gianpiero Passamani –

       – cons. Mario Tonina –